Bambini testimoni di violenza: a Treviso al via un dialogo a più voci

untitledPer Soroptimist International – Club di Treviso, Ong al femminile, serve una visione d’insieme e  con il Centro territoriale del Telefono Azzurro ha inaugurato, nell’ambito del convegno di stamattina, un gruppo di lavoro per fare rete attorno ad un problema sociale che vede vittime sia le donne che i loro figli.

Come dimostrano i dati di Telefono Rosa, centro antiviolenza di riferimento per città e provincia, delle 205 che si sono rivolte al servizio nel 2013, la maggioranza è composta da giovani e oltre il 50% di loro è madre di minori.

All’evento è intervenuto anche Ernesto Caffo, presidente nazionale di Telefono Azzurro, che ha ammonito: “I bambini che assistono ad episodi di violenza domestica mostrano sintomi e disturbi molto simili a quelli di bambini direttamente maltrattati o abusati”.

La violenza domestica sulle donne ha spesso per spettatori impotenti i loro figli, bambini o adolescenti (“violenza assistita”), anche a Treviso: lo dimostrano i dati diffusi dal Telefono Rosa -  individuato dalla legge regionale 5 del 23 aprile 2013 per prevenire e contrastare la violenza contro le donne come il centro antiviolenza di riferimento per la provincia –, 205 donne che si sono rivolte al servizio nel 2013 (80 nel 2014 ad oggi), delle quali la maggior parte giovani e oltre il 50% madri di minori. E lo denuncia anche il Telefono Azzurro, che parla di 690 mila donne in Italia che al momento della violenza avevano figli (di queste il 62,4 per cento di queste ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più di questi episodi).

E’ emerso stamattina al convegno “Bambini testimoni di violenza: i perché di un’iniziativa”, organizzato dal Club di Treviso di Soroptimist International d’Italia con Telefono Azzurro, in rete con la Commissione Pari Opportunità della Regione Veneto, che ha segnato il punto di partenza per l’adozione di una visione d’insieme del problema della violenza assistita con la costituzione di un gruppo di lavoro che porterà avanti sul territorio azioni coordinate, inizialmente di sensibilizzazione e monitoraggio.

La logica, ha spiegato Cristina Greggio, membro di Soroptimist e vicepresidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Veneto, è quella di percorrere uno sviluppo simile a quello che ha portato all’entrata in vigore della legge regionale 5 del 23 aprile 2013 per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. “Alla legge è seguito un importante stanziamento di fondi, che ha permesso di rilevare le strutture di sostegno e individuare in Veneto i primi centri antiviolenza (10), case rifugio (10) e case rifugio di secondo livello (5) già entro al fine del 2013 – ha sottolineato – Un risultato che inizialmente, nel 2005, pareva impensabile: allora non c’era dialogo tra istituzioni, servizi e volontariato, e alle donne mancava un sostegno solido e adeguato. Oggi si ha una “rete di protezione” importante, anche se si deve ricordare che la vera soluzione è la prevenzione”.

Un lavoro importante quello compiuto per le donne vittime di violenza, che oggi deve guardare anche ai loro figli. “I costi sociali della violenza sono enormi: – ha concluso la Greggionon riguardano mai una sola persona, dietro a quelle oltre 100 madri trevigiane che hanno chiesto aiuto al Telefono Rosa ci sono almeno altrettanti figli, altrettanti uomini e una rete di familiari coinvolti”.

E le conseguenze per i bambini, come ha spiegato Ernesto Caffo, presidente nazionale di Telefono Azzurro, sono pesantissime: “A differenza di quanto comunemente si pensi, i bambini che assistono ad episodi di violenza domestica mostrano sintomi e disturbi molto simili a quelli di bambini direttamente maltrattati o abusati”.

C’è l’esigenza oggi di affrontare sistematicamente il problema della “violenza assistita”, che è relativamente nuovo: “E’ stata presa in considerazione nella sua specificità solo nel 2010, da una sentenza della Corte di cassazione- ha spiegato Aurea Dissegna, pubblico tutore dei minori della Regione del Veneto – e, ad oggi, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti o in Francia, in Italia non si riesce ad avere un dato certo: si hanno ancora numeri dispersi, divisi per categorie”.

 

Concetti, questi, che si ritrovano, uno dopo l’altro, nella storia di Simonetta, madre che ha trovato il coraggio di uscire dal vortice di violenza domestica e di raccontare la propria storia per poter dare un messaggio di speranza alle donne che vivono esperienze simili alla sua. “Ho iniziato a subire violenza da parte di mio marito, inizialmente psicologica e poi anche fisica, nel 1992, quando rimasi incinta del primo figlio e lui iniziò a non sentirmi più totalmente sua. Il coraggio di rivolgermi al Telefono Rosa l’ho trovato però solo nel 2006: provengo da una famiglia per la quale la donna doveva tacere e subire, e anche una parte di me, lì, all’ingresso degli uffici di Telefono Rosa, quel giorno mi diceva di tornare a casa, che la mia vita infondo era normale e che ero io ad essere sbagliata. I miei figli erano sempre testimoni delle violenze, chiamati a questo ruolo da mio marito, che non mancava di sottolineare, anche con loro, la mia inadeguatezza e nullità. Dal 2006 è iniziata la mia dolorosa rinascita: ho chiesto la separazione, scatenando la furia di mio marito, che arrivò a picchiarmi con una camicia arrotolata dicendomi che così non mi sarebbero affiorati i lividi e nessuno avrebbe creduto alle mie denunce, oltre a infliggermi una violenza di tipo economico (rimasto in casa fino alla sentenza, mi bloccò l’accesso al conto condiviso e, io che avevo smesso di lavorare con la nascita del primo figlio, dovetti provvedere da sola a me e ai bambini). A separazione avvenuta, il mio ex usava i figli come spie nei miei confronti. Oggi i ragazzi, uno maggiorenne e l’altro no, accusano serie conseguenze di tutto ciò: uno è affetto da una seria depressione, l’altro da anni soffre di cefalea tensiva”.

Ricorda ancora Simonetta: “Nel 2006 da utente ho trovato il vuoto o quasi, ero venuta a sapere di Telefono Rosa casualmente, da una rivista. Oggi si sono fatti grandi passi avanti per le donne, anche se ancora molto si deve fare per i loro bambini: quando io raccontavo la mia storia ai servizi con cui entravo in contatto e dicevo di avere anche i bambini, mi si chiedeva sempre se fossero stati anche loro vittime di violenze fisiche; al mio “no”, mi sentivo rispondere che allora non si poteva fare nulla”.

 

Ora Soroptimist e Telefono Azzurro pensano al prossimo passo, l’organizzazione di una giornata di studio, durante la quale interpellare tutti gli esperti che possono essere coinvolti in materia, per definire la situazione di partenza e tracciare le future linee guida.

 

Per informazioni:

Sos Il Telefono Azzurro Onlus, Centro territoriale Treviso, tel. 0422 545404, valentina@virgilio.it

Soroptimist International – Club Treviso, segreteria@soroptimist-treviso.it,

www.soroptimist-treviso.it