Lana e ortiche: i filati di Michela Musitelli

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMichela Musitelli crede nelle tradizioni e nella saggezza del passato: lei, discendente di una famiglia di tessitrici della Valle di Fiemme, a partire dal suo piccolo gregge di pecore di razza Brogna, in via di estinzione, realizza in modo artigianale pregiati manufatti. Nessun passaggio è lasciato al caso e tutto è impregnato di storia e in profonda sintonia con la natura.

Vestire Biologico è stata anche la prima realtà a presentare il filato di ortica locale, riprendendo un’usanza del secolo scorso e riportando in auge un tessuto molto pregiato.

Michela proviene dalla realtà montana del Trentino, fortemente legata alle tradizioni, e discende da un’antica famiglia di artigiane tessitrici della Valle di Fiemme. Conserva alcuni quaderni di tessitura, scritti in ladino antico, che risalgono a inizio Ottocento e appartenevano alle sue ave, artigiane e insegnanti all’antica scuola di tessitura di Tesero, e ricorda gli insegnamenti di sua nonna, che filava l’ortica e la ginestra, nutrendo una sana avversione per tutti quei tessuti che non “profumassero di natura”.

Il suo progetto, Vestire Biologico, nato nel 2002 a Vicenza ed ora spostatosi ad Enego – sull’altopiano di Asiago, tra Veneto e Trentino -, in un antico casale, è la riuscita sintesi di tradizione e natura. Michela tratta capi d’abbigliamento in cotone biologico, canapa, bambù, soia, seta buretta, lino e molti altri materiali, convinta che l’approccio biologico non debba essere solo alimentare: ciò che protegge “fuori” merita uguale attenzione di ciò che ci nutre dentro.

Con l’acquisizione nel 2008 di un piccolo gregge di dieci pecore di pura razza Brogna (divenute oggi una ventina), ha potuto condensare allevamento, filatura, tintura e realizzazione di capi in lana biologici dando vita ad una piccola filiera. La pecora Brogna ha muso e zampe focate (“brogna” significa “rosso”), è molto resistente e la sua lana è soffice e particolarmente pregiata: nel Cinquecento era il filato prediletto per confezionare mantelli e capi per i reali delle corti di tutta Europa. Originaria della Lessinia, oggi la Brogna è a rischio di estinzione: sono infatti appena 1.700 i capi iscritti al registro anagrafico della razza (e non tutti di razza pura), distribuiti in una decina di allevamenti, quasi tutti nel Veronese e un paio nel Vicentino. Il gregge rientrava in un progetto europeo di reinserimento di varietà ovo-caprine in via di estinzione: una volta conclusosi però il progetto, sul destino delle pecore gravava un grosso punto di domanda, e Michela ha deciso di prenderle con sé.

“Non esiste una certificazione sull’allevamento biologico ai fini della lana – spiega Michela – è più una questione etica e di rispetto dell’animale. Le nostre pecore hanno a disposizione tre tipi di pascoli diversi: uno prettamente erboso, uno erboso ricco di alberi di noci, betulle e muschio e il terzo misto, in posizione aperta e ariosa”. Contrariamente a quanto avviene nelle greggi tradizionali, ai capi non viene tagliata la coda (cosa che si effettua per evitare che si sporchino con le feci) e la lana attorno all’ano, generalmente scartata, viene invece recuperata per coprire e difendere le piante durante l’inverno. La tosatura avviene una volta all’anno (in primavera) e in modo rigorosamente manuale, come anche il lavaggio della lana, che si effettua con acqua e cenere; successivamente viene asciugata all’aria aperta e cardata in modo da disporre le fibre nello stesso senso e consentire una migliore filatura, una procedura artigianale meccanica. Se ne ricavano delle matasse da centro grammi attorcigliate su rocche.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVestire Biologico è diventato anche punto di raccolta della lana dei pastori locali (ma solo quelli che fanno pascolare le greggi in alta montagna, lontano da inquinanti, come fa Michela con il suo), facendosi promotore dell’economia rurale locale ed evitando che la lana, non più di largo utilizzo, vada buttata. La lana, una volta filata meccanicamente con antichissimi fusi, viene tinta con pigmenti naturali provenienti da raccolta spontanea o da agricoltura biologica (alcuni dei quali coltivati direttamente): le colorazioni sono quelle di una volta, colorazioni delicate “rubate” alla natura. Si passa quindi alla tessitura e vengono confezionati i tipici prodotti della Val di Fiemme, coperte e tappeti, che trovano poi mercato nei circuiti del biologico e dell’artigianato tradizionale. Vengono realizzate anche delle maglie, a mano usando antichi ferri di legno di cirmolo tipici della tradizione trentina.

OLYMPUS DIGITAL CAMERANon solo lana, Michela tratta cotone biologico, canapa, bambù, soia, seta buretta, lino. Ed anche l’ortica: nulla di esotico, proprio quella che ancora si trova nei nostri campi. Si tratta di un tessuto caduto nell’oblio, ma fino a settanta o ottanta anni fa era molto usato, anche se realizzarlo è molto impegnativo: da un fascio di cinque chili di ortica fresca si ottengono appena 15 o 20 grammi di filato, che poi viene tinto con i pigmenti tintorei da raccolta spontanea (reseda, robbia tintoria, papavero, verga d’, betulla, noce, ecc.) o coltivati da Vestire Biologico a partire da semi biologici o biodinamici (sono oltre una decina). Una maglia di ortica è davvero un capo prezioso: per realizzarla, dalla raccolta delle piante al confezionamento, ci si può impiegare anche un anno e mezzo. Vestire biologico è stata la prima realtà a presentare il filato di ortica locale, che fino a settanta o ottanta anni fa veniva comunemente impiegato per confezionare abbigliamento in Veneto e Trentino e in tutta Europa. E’ grazie a questa preziosa fibra che durante la grande guerra venivano tessute le garze per medicare i soldati feriti. Inoltre al Britsh Museum è possibile ammirare dei bellissimi abitini per neonati realizzati in filato di ortica; tutto questo per capire quanto questa semplice risorsa sia stata importante nella tradizione popolare.

Quello di Vestire Biologico è un percorso di riscoperta e riproposizione delle tradizioni, delle materie prime, degli strumenti e delle lavorazioni che un tempo erano diffuse nelle aree montane di Veneto e Trentino. L’obiettivo di Michela non è solo il “saper fare”, ma anche il “far conoscere”, perché gli antichi saperi possono ancora indicarci la strada da percorrere.

Vestire Biologico sarà alla Fiera Quattro Passi di Treviso, in programma sabato 25 e domenica 26 maggio e sabato 1 e domenica 2 giugno.